Il giardino di Boboli

Il giardino di Boboli  nasce come giardino di città nel ‘500 ed ha un’estensione di 4,5 ettari. Si sviluppa su più livelli e richiede parecchio tempo per una visita completa, si tratta di una passeggiata piuttosto impegnativa, tra salite, discese e spazi di ampio respiro.

Maestoso esempio di giardino all’italiana, conserva ancora l’impostazione architettonica e scenografica voluta dal suo progettista Niccolò Pericoli, detto il Tribolo. Nel giardino sono ampiamente rappresentate fontane monumentali, grotte, statue e arredi che ne fanno un vero e proprio museo all’aperto. Oltre ad alberature di pregio e collezioni botaniche.

Il Rinascimento in Italia si sviluppò grazie alla fioritura culturale legata alla prosperità delle città. L’ambiente toscano ne fu il teatro principale, con al centro la città di Firenze e l’ascesa di Cosimo I de’ Medici. Alla fine del ‘500 le ville medicee costituiscono un sistema territoriale dalle forti valenze economiche ed offrono una testimonianza della vita di corte e dell’evoluzione estetica del giardino fra Umanesimo, Rinascimento e Manierismo. Si tratta di 18 ville ereditate, acquistate o sequestrate dai vari membri della famiglia che si addensano intorno alla città e nella campagna circostante. Le ville presentano alcune analogie formali, ma poi rispecchiano le richieste del personaggio di corte per le quali sono state progettate e sono quindi ampiamente eterogenee. Ogni membro della famiglia Medici possiede una tenuta come luogo di piacere e di rappresentanza e, a seconda delle stagioni, il granduca Cosimo I si sposta da una villa all’altra, a seconda delle attività disponibili, come la caccia. Va affermandosi lo stile manierista e il giardino diventa sempre più complesso, ricco di una iconografia celebrativa legata alla dinastia medicea.

Solo il giardino di città, Boboli, è celebrativo di un ruolo pubblico e porta i simboli di questa funzione. E’ lì che si svolgono le grandi feste ed è lì che si debbono abbagliare ospiti e nemici con lo splendore della scena architettonica, dalle statue agli arredi presenti. E’ il giardino simbolo di tutta la dinastia, in cui tutta la famiglia celebra la sua potenza e la manifesta esteriormente.

Diverse personalità dell’epoca si avvicendarono nella realizazione del giardino. Alla morte del Tribolo la direzione dei lavori passò a Davide Fortini, poi a Giorgio Vasari ed infine a Bartolomeo Ammannati. Tra il 1583 e il 1593 Bernardo Buontalenti realizzò la Grotta Grande. Nonostante questo succedersi di progettisti, la concezione iniziale del Tribolo venne rispettata.

Nel ‘600, con Cosimo II, il giardino venne ampliato. I lavori furono seguiti da Gherardo Mecchini e Giulio Parigi. E’ di questo periodo l’impianto di tre grandi labirinti, distrutti poi nel 1834, e delle cosiddette Cerchiate, un viale coperto da un intreccio di rami di leccio (Cerchiata grande) e due passaggi coperti paralleli al viale stesso (Cerchiate piccole). L’area circostante l’anfiteatro mantenne le originarie “ragnaie”, boschetti attraversati da spalliere e destinati alla caccia degli uccelli con le reti, che divennero spettacolari sequenze di prospettive. Il culmine spettacolare del giardino era la Vasca dell’Isola, progettata da Giulio Parigi e concepita per la coltivazione di agrumi e fiori. A Cosimo II si deve la trasformazione dell’anfiteatro in una struttura in muratura.

Con l’estinzione della dinastia medicea nel ‘700 il giardino cadde in abbandono. Tuttavia, sono di questo periodo alcune trasformazioni e l’aggiunta di alcuni edifici, come la Kaffeehaus nel 1775, la Limonaia nel 1777 e la Palazzina della Meridiana iniziata nel 1776. Dalle collezioni di Villa Medici a Roma giunsero a Boboli importanti esemplari di scultura classica, come l’Obelisco egizio, sistemato al centro dell’anfiteatro nel 1790.

Il giardino conobbe una nuova fase di decadenza durante la dominazione napoleonica, 1799 – 1814. Sono dell’800 gli ultimi grandi interventi che portarono il giardino ad essere quello che è al giorno d’oggi. Nel 1834 venne aperto un grande viale carrozzabile e discapito dei tre labirinti che furono completamente distrutti, e molti viali rettilinei delle ragnaie vennero sostituiti da viali curvilinei secondo quella che era la moda del tempo.

Specie presenti

I viali sono delimitati da leccio (Quescus ilex), soprattutto nella parte superiore. In quella inferiore le siepi sono di arbusti di varie specie: Viburnum tinus, Laurus nobilis, Phillyrea latifolia, Rhamnus alaternus, Myrtus communis. Fra le caducifoglie ci sono: platani (Platanus acerifolia), un Ginkgo biloba, un Acer monspessulanum, due Liriodendron tulipifera. E poi Cedrus atlantica e deodara e un Cedrus Libani. Una notevole collezione di agrumi, molte varietà di rose e una collezione di piante acquatiche e tropicali.

 

Una struttura maestosa, un ricercato modello di giardino all’italiana che rispecchia la magnificenza della famiglia sotto la cui egida ha preso forma. I miei consigli per la visita: scegliere un periodo non troppo caldo, altrimenti le continue salite e discese possono mettere a dura prova. Preparasi prima, per sapere in anticipo quali sono le strutture architettoniche più importanti, visto che ce ne sono parecchie l’attenzione viene distolta ed è difficile focalizzarsi, soprattutto se poi la nostra idea è quella di portare a casa un reportage fotografico all’altezza del posto. Il mio reportage non è proprio all’altezza, mancano parecchie cose… stavolta è andata così, ma tutto fa esperienza!!

Alla gallery l’ultima, poco autorevole stavolta, parola…

Fonti:

  • L. Medri, G. Galletti, Giardino di Boboli, Livorno 2011, ed. Sillabe.
  • Mariella Zoppi, Storia del giardino europeo, Firenze 2009, ed. Alinea.
  • Luigi Zangheri, Storia del giardino e del paesaggio, Città di Castello (PG) ristampa del 2007, ed. Leo S. Olschki.