Giardini Indro Montanelli – Milano

Sapete che cos’hanno in comune Bioglio, il mio paese d’origine, e Milano?

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Giuseppe Balzaretti Architetto (1801 – 1874)

Giuseppe Balzaretti (spesso chiamato anche Balzaretto), fu il maestro di Ercole Balossi Merlo, colui il quale progettò Villa Sella ed il suo parco a Bioglio, intorno al 1879 (di cui parlo nell’articolo che ho linkato). L’architetto Balzaretti invece intervenne nella realizzazione degli attuali giardini Indro Montanelli. Gli fu affidato il progetto di restaurazione dei giardini pubblici che nel 1862 vennero inaugurati con il nome di Nuovi Giardini Pubblici. In occasione della scomparsa del giornalista Indro Montanelli, i giardini vennero rinominati in sua memoria nel 2002. Balzaretti amava particolarmente lo stile inglese, che portò nella sistemazione dei giardini pubblici e che trasmise al suo discepolo Balossi, il quale progettò il parco di Villa Sella secondo i dettami di questo stile.

In occasione di un evento cui partecipo a Milano e che si svolge proprio vicino al parco, faccio due passi e qualche scatto a questo splendido giardino nel cuore della città, e al monumento dedicato a Balzaretti (in foto) che incontro durante la passeggiata. Alla gallery l’ultima parola.

 

Fonti:

 

Villandry

Il castello di Villandry, edificato intorno al 1536, è uno degli ultimi grandi castelli costruiti sulle rive della Loira nel Rinascimento. Per questo progetto Jean Le Breton, ministro delle finanze di Francesco I, fa radere al suolo una città fortezza del XII secolo della quale oggi restano solo le fondamenta e il torrione. E’ in questa fortezza che ha luogo il 4 luglio 1189 “la Pace di Colombiers” (nome di Villandry nel Medioevo) durante la quale Enrico II Plantageneto, re d’Inghilterra, ammette la sua disfatta davanti a Filippo Augusto, re di Francia. Per conto della corona, Jean le Breton dirige in parte la costruzione di Chambord presso il quale fa edificare una replica in miniatura di Villandry: Villesavin.

I discendenti di Jean le Breton conservarono Villandry fino al 1754, anno in cui divenne di proprietà del marchese di Castellane, ambasciatore del re e appartenente ad una illustrissima famiglia provenzale. Quest’ultimo fece costruire la depandance in stile classico e riorganizzò gli interni del castello rendendoli più confortevoli,  seguendo il gusto del XVIII secolo.

Nel XIX secolo avviene la svolta per la proprietà: il giardino tradizionale viene distrutto per creare un parco all’inglese intorno al castello.

Nel 1906, la proprietà viene acquistata da Joachim Carvallo, nato in Spagna nel 1869. Egli abbandona una brillante carriera scientifica che svolge presso il Professor Richet (Premio Nobel per la medicina nel 1913) per dedicarsi a Villandry. Dapprima restaura il castello, quindi si dedica a ricostruire i giardini rinascimentali. Per fare ciò studia Les Plus excellents bastiments de France,  opera di un architetto del XVI secolo, Jean Androuet du Cerceau, che descrive l’organizzazione dei giardini in Francia durante il Rinascimento. Joachim effettua anche alcuni sondaggi archeologici che gli rivelano le vestigia dell’antico giardino alla francese e che quindi contribuiscono al restauro fedele dei giardini rinascimentali che possiamo ammirare ancora oggi.

Joachim Carvallo è anche il fondatore, nel 1924, della “Demeure Historique”, prima associazione che raggruppa i proprietari di residenze storiche. Egli si rivela anche essere un pioniere dell’apertura dei monumenti al pubblico.

Nell’immagine sottostante si può vedere l’intera proprietà.

Castello di Villandry (veduta aerea)

Villandry

Villandry

Villandry – Sei giardini da scoprire

I giardini sono disposti su tre livelli. Il livello superiore è occupato dal giardino d’acqua. D’ispirazione classica, il laghetto è forma di specchio Luigi XV ed è circondato da un chiostro di tigli. Adiacente vi è il giardino del sole, l’ultimo nato dei giardini è costituito da tre spazi. La sala delle nuvole è coltivata con arbusti e vivaci colori blu e bianchi. La sala del sole, con toni dell’arancio e del giallo, splende, incentrata intorno ad un maestoso bacino a forma di stella. Infine la sala dei bambini, uno spazio che si offre per giocare e che dà ombra grazie ai meli.

Al livello inferiore si trova il giardino ornamentale, diviso in zone tematiche. Il prolungamento dei saloni del castello ospita il giardino dell’amore, con quattro quadrati che simboleggiano l’amore tenero, l’amore passionale, l’amore instabile e l’amore tragico. La restante parte è occupata dal giardino della musica, che si trova  nella parte centrale dell’intera proprietà. La porzione parallela al giardino dell’amore, sul lato opposto dell’orto, è occupata dal giardino dei semplici. E’ il tradizionale giardino del Medioevo dedicato alle erbe aromatiche e officinali. Dietro questa zona si trova il labirinto, carico di fascino, simboleggia il viaggio terreno dell’uomo. D’ispirazione cristiana, e al contrario del labirinto greco, non presenta vie senza uscita.  L’obiettivo di chi entra non è quello di trovare una via che porti all’esterno ma di elevarsi umanamente e spiritualmente raggiungendo la graziosa casupola centrale.

Il livello più in basso è occupato dall’orto, composto da nove quadrati di dimensioni identiche ma all’interno dei quali i motivi geometrici sono diversi. Questi quadrati sono piantati con ortaggi i cui colori si alternano tra loro (blu del porro, rosso del cavolo e della barbabietola, verde giada delle foglie delle carote) per dare allo sguardo l’illusione di una scacchiera multicolore. L’origine del giardino di ortaggi risale al Medioevo. Infatti, i monaci nelle abbazie amavano disporre i loro ortaggi secondo delle forme geometriche. Gli alberelli di rose, piantati in modo simmetrico simboleggiano i monaci che vangano il loro quadrato. La seconda influenza arrivò dall’Italia e apportò a questo orto monacale i suoi elementi decorativi: fontane, pergolati e quadrati di fiori. I giardini francesi del XVI secolo riuniranno queste due ispirazioni, e questo giardino verrà chiamato l’orto decorativo.

Un giardino meraviglioso, un trionfo di colori, forme e piante che cattura lo spettatore. Un luogo in cui perdersi per ore a fotografare, guardare, studiare. Un esempio importante di giardino francese rinascimentale.

La gallery vi convincerà!

Fonti:

  • Brochure che mi è stata data all’ingresso (agosto 2014)
  • http://www.chateauvillandry.fr/  (da cui ho anche preso l’immagine aerea della proprietà)
  • Gardens in France. Taschen, 2008.

Festival Internazionale dei Giardini 2014 – Domaine de Chaumont sur Loire

Jardins des péchés capitaux

“La perfezione del giusto è formata dalla buona composizione dei sette peccati capitali, come la luce bianca dalla composizione dei sette colori tradizionali”. Paul Valéry – Tel Quel

Torno a Chaumont sur Loire per l’edizione di quest’anno del Festival Internazionale dei Giardini, dopo 2 anni sono di nuovo qui. Mi piace venirci, moltissimo. E’ un posto in cui adoro perdermi, trascorro una giornata di totale immersione in ciò che mi appassiona. Trovo tantissime idee per la progettazione, anche se forse non le metterò mai in pratica, e mi guardo intorno attraverso il mirino della mai reflex, scattando all’impazzata, fotografo tutto. Andrò via di qui con vagonate di scorci, composizioni dai colori unici, macro di architetture della natura mozzafiato. O almeno questa era l’aspettativa… E’ il 9 agosto, le nostre ferie sono iniziate da poco, battezzate da piogge giornaliere puntuali come l’affitto. Il nostro cane è completamente a suo agio tra pioggia, tende da montare, castelli, pub, viaggi in macchina, zampe che vanno-pulite-altrimenti-sporca-il-sedile. Io non sono alla sua altezza, e infatti arrivo a Chaumont piena di aspettative che si infrangono con la scoperta che la batteria della mia reflex è completamente scarica.

Fotografo quasi tutto, con la mia vecchia e fedele macchina digitale.

Ma ne vale sempre la pena. Quest’anno la parte del Potager, l’orto, è decisamente scadente rispetto al 2012, molte zone sono chiuse, ed è tutto un po’ caotico. Quindi dovrò ritornare, tra qualche anno, a controllare come va. Con la batteria carica. Fotograferò tutto.

Giardino Botanico Alpino di Pietra Corva – Pavia

Il giardino botanico alpino di Pietra Corva è stato aperto al pubblico nel 1967, dopo circa 7 anni di realizzazione ad opera del dott. Antonio Ridella e del giardiniere Cesare Soffritti. Da qui in poi un gruppo di amici si affiancò ai fondatori, nella gestione, valorizzazione  e potenziamento della struttura. Il giardino fa oggi parte dell’A.I.G.B.A. (Associazione Internazionale dei Giardini Botanici Alpini), un organismo internazionale che ha come scopo principale lo studio, la difesa e la conservazione della flora e della biodiversità alpina ed appenninica. Nel giardino sono presenti circa 1200 specie, ubicate prevalentemente secondo esigenze ecologiche o secondo raggruppamenti sistematici o geografici. E’ presente uno stagno, il quale ospita la ninfea bianca (Nymhaea alba), il trifoglione d’acqua (Menyanthes trifoliata), il ranuncolo delle canne (Ranunculus lingua) e la sagittaria (Sagittaria latifolia). Nella zona limitrofa si trovano anche alcune rare orchidee tipiche dei suoli palustri, Epipactis palustris e Dactylorhiza incarnata. Ci sono poi numerose piante dalla fioritura precoce, che iniziano a sbocciare quando la neve non è ancora del tutto scomparsa, una raccolta di sassifraghe, e alcune orchidee spontanee. Parte del giardino è costituito da bosco misto e faggeta, che ospitano faggi, aceri, carpini, castagni, sorbi, peri, ciliegi, noccioli, biancospini, larici e pini. Nei vari settori del giardino le specie presenti rappresentano sia la flora tipica del nostro paese, che quella di altre parti del mondo, come i Pirenei, le Ande, il nord America. 

Questo interessante giardino botanico si trova nel comune di Romagnese, in provincia di Pavia, a circa 950 metri di altitudine. Facilmente raggiungibile in auto, offre una bella passeggiata al fresco soprattutto nei mesi estivi, anche se le fioriture più spettacolari si possono ammirare soprattutto nel periodo primaverile. Ci ritornerò in aprile credo, all’apertura per il 2014, quando avremo ancora qualche cumulo di neve per strada forse, quantomeno a 950 metri, per godere delle fioriture di crochi e bucaneve, per catturare la natura che si risveglia.

Fritillaria montata

Fritillaria montata – Specie simbolo del giardino

Fonti:

Orto Botanico di Brera

L’Orto Botanico di Brera si trova nel cuore della città di Milano all’interno di Palazzo Brera. Nonostante fosse da sempre presente come area dedicata al verde di palazzo Brera, divenne Orto Botanico nel 1774 per volere di Maria Teresa d’Austria. L’area è di circa 5000 mq, ed in questo non enorme spazio ospita parecchie varietà sia arboree che erbacee. L’Orto si è espanso anche in verticale, grazie ad un lussureggiante glicine. Tra i tanti esemplari troviamo un Noce del Caucaso (Pterocarya fraxinifolia), due esemplari di Ginkgo Biloba, Magnolia grandiflora, tutti di notevoli dimensioni. In due posizioni centrali si trovano vasche risalenti al ‘700 che ospitano piante acquatiche, mentre tutte le aiuole sono delimitate da cordoli in mattone e sono parallele. Le varietà che ospitano sono sia ornamentali che non, con aiuole di ortaggi ed officinali. Uno spazio molto curato e didattico, con indicazioni precise delle varietà presenti. Una piacevole passeggiata che non impegna troppo tempo se si vuole, ma di tempo, avendolo, se ne può trascorrere molto in un angolo così piacevole della città.

Buona visita!

Ritornerò sicuramente in primavera per la godere della splendida fioritura delle bulbose.

Fonti:

Villa Melzi – Bellagio

Villa Melzi e lo splendido giardino all’inglese che la circonda furono realizzati tra il 1808 e il 1810 per Francesco Melzi d’Eril (1753-1816), duca di Lodi, vice presidente della Repubblica Italiana con Napoleone e, successivamente, gran cancelliere del Regno Italico. La villa è opera dell’architetto Giocondo Albertolli, mentri i giardini, nei quali sono presenti anche moltissime opere d’arte, furono progettati dall’architetto Luigi Canonica e dal botanico Luigi Villoresi. Un sentiero parallelo al lago con un filare di platani conduce alla villa, accanto alla quale c’è l’orangerie, anticamente il luogo adibito a ritirare piante di aranci e limoni durante l’inverno, oggi adibita a museo in cui si trovano cimeli del periodo napoleonico. Uno specchio d’acqua davanti alla villa ospita splendide ninfee, l’ampio respiro del parco ospita esemplari di notevole bellezza, ne nomino solo alcuni: cornus della cina (Cornus Brachyopoda “Variegata”) esemplare con un portamento di notevole effetto, tanto da sembrare una danzatrice a mio parere; un notevole esemplare di cedro del libano (Cedrus Libani); olmo del caucaso (Zelkova Carpinifolia); quercia da sughero (Quercus suber);  faggio rosso (Fagus sylvatica “Atropurpurea”) e a foglia di felce (Fagus Sylvatica “Asplenifolia”); tuia gigante (Thuja Plicata); un ginkgo ( Ginkgo Biloba); l’albero dei tulipani (Liriodendron Tulipifera); una sequoia (Sequoia Sempervirens); un cipresso calvo della Florida (Taxodium Distichum) e poi aceri, camelie, azalee e rododendri in varietà.

Una parte del parco ospita un giardino orientale con un laghetto di ninfee e favolosi aceri dai colori vivissimi. Il lago è parte integrante della bellezza del giardino perché, praticamente da ogni punto, fa parte del panorama. Sulla sponda opposta del lago si può vedere Villa Carlotta a Tremezzo, di cui ho già parlato in un post dedicato (http://lesjardins.altervista.org/villa-carlotta-tremezzo/).

Villa Melzi-10a

Un giardino in stile inglese, sulle sponde di un lago… per gli amanti del genere non è assolutamente da perdere. Le linee curve dei sentieri e dei declivi, le macchie di alberi bellissimi… un giardino favoloso a mio parere.

Buona visita!!

Fonti:

Fondazione Minoprio – Como

 

La Fondazione Minoprio si trova a Vertemate con Minoprio nella provincia di Como. Si tratta di un magnifico parco che ospita un ente che offre formazione nel settore florovivaistico, con un ventaglio di proposte che va dalla scuola dell’obbligo all’Università alla formazione continua per chi lavora nel settore. In primavera apre le porte al pubblico proponendo anche interessanti visite guidate. Un giardino in stile inglese in cui si trovano moltissime varietà di camelie, aceri, rododendri, azalee, magnolie, una splendida sophora, e poi peonie, tulipani, piante aromatiche e molto altro ancora. Nel parco sono presenti inoltre due serre che ospitano la flora tropicale e il giardino mediterraneo. Una passeggiata in primavera che può occupare tranquillamente l’intera giornata, nel parco si può pranzare al sacco ma ci si può anche rifocillare al bar presente all’interno della struttura. E’ possibile reperire moltissimo materiale didattico e tutte le specie presenti hanno il cartellino che ne indica il nome. Luogo ideale per imparare moltissimo, anche perché è possibile effettuare la visita con la guida di un esperto botanico, il tutto compreso nel biglietto d’ingresso!

Il parco non è visitabile tutto l’anno, l’apertura al pubblico è in primavera, nel mese di aprile, e in autunno, ad ottobre.

Nella gallery di seguito si trovano alcune specie che si possono incontrare in questo bellissimo parco.

Fondazione Minoprio piante

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Metasequoia glyptostroboides

 

Fonti:

Villa Sella e parco dell’ex-sanatorio di Bioglio

Villa di proprietà della famiglia Sella, fu costruita nel 1879 per volere di Giovanni Battista Sella, industriale laniero di professione e parente dei più conosciuti Sella fondatori dell’omonima banca. Il progetto della villa, della dépandance e del parco è opera dell’ingegnere Ercole Balossi Merlo, allievo e poi collaboratore di Giuseppe Balzaretto (1801-1874), il più richiesto progettista di parchi e giardini della Milano di metà Ottocento. Il parco si arricchirà di esemplari nel ventennio in cui resterà di proprietà di Giovanni Battista Sella, ed il patrimonio arboreo verrà successivamente incrementato dal secondo proprietario, l’imprenditore e banchiere genovese Sebastiano Balduino, che si avvarrà del capace giardiniere Giovanni Battista Basso. Negli anni 30 del novecento fu donata al Duce che ne realizzò un sanatorio per gli ammalati di tubercolosi. Dal 1946 è proprietà dello Stato italiano che la adibirà a struttura sanitaria pubblica (1-2).

Nel magnifico parco si trovano splendidi faggi, un castagno secolare, sequoie, abeti, cedri, rododendri, azalee, camelie, palme, ginkgo e molto altro ancora. Tra tutti, gli esemplari più maestosi sono un castagno secolare, che si trova di fronte alla dépandance, locale anticamente adibito ad ospitare servitù e rimessa dei cavalli e che attualmente ospita la comunità “Il punto” (www.ilpunto.org), e gli abeti di Douglas, che si trovano invece nell’area a destra del cancello d’ingresso.

Il castagno (Castanea sativa), censito dalla regione Piemonte come uno degli alberi monumentali della nostra regione, ha circa 350 anni, una circonferenza a petto d’uomo (130 cm) di circa 10,5 m ed una imponente e globosa chioma che si espande a circa 15 m di altezza (3-5). Appartiene alla famiglia delle Fagacee, che comprende, tra i più conosciuti: faggi, cerri, querce e sughere. Può raggiungere un’altezza massima di 25 metri circa, ha portamento espanso e foglie decidue. Si tratta di una specie autoctona, originaria  di Europa meridionale, Nord Africa e Asia occidentale. I frutti vengono detti acheni o, più comunemente, castagne. Proprio grazie ai suoi frutti il castagno è tradizionalmente simbolo di previdenza, per molte popolazioni europee la farina di castagne aveva sostituito quella di frumento nei periodi di carestia, soprattutto prima che dall’America arrivasse la patata, nel XVI secolo (6). Specie particolarmente presente nel biellese, ha avuto un ruolo di primo piano in quella che è stata definita la “Civiltà del Castagno”, in quanto risorsa insostituibile per l’economia alpina, tanto da essere definito l’albero del pane, oppure, più semplicemente, l’ “Arbo”, ossia l’albero per eccellenza (7).

Il nostro bel castagno è un neonato nel palcoscenico delle secolari, ne esistono infatti esemplari millenari, in Sicilia per esempio è famoso il Castagno dei Cento cavalli a Sant’Alfio (Catania), con un’età stimata di circa 3000 anni (8).

Le Douglasie o abeti di Douglas, scientificamente Pseudotsuga menziesii, sono la seconda specie più maestosa presente in questo parco. Non annoverate tra le monumentali del Piemonte, sono comunque esemplari di notevole prestanza. E’ bene ricordare che la classificazione per gli alberi monumentali non è né ufficiale né obbligatoria ed ogni regione redige le liste con parametri diversi, un monumentale nel Lazio potrebbe non essere riconosciuto come tale in Piemonte e viceversa. Un po’ di dimensioni: circonferenza a petto d’uomo di circa 10 m e altezza delle 5 crescite parallele di circa 40 m, abbiamo davanti sicuramente un esemplare giovane, questa specie può infatti raggiungere un’altezza massima di circa 100 m (8). Ha portamento piramidale e foglie aghiformi tipiche della famiglia di cui fa parte, le pinacee, che comprende, tra le più conosciute, pino silvestre, pino nero, pino marittimo, cedro e larice. Il frutto, comunemente noto anche con il nome di pigna, è detto cono, di colore bruno chiaro, ha portamento pendulo e mostra vistose brattee (foglie modificate che fuoriescono tra le squame dei coni). Si tratta di una specie alloctona, da noi è presente quasi esclusivamente in parchi e giardini. E’ originaria delle regioni occidentali del Nord America ed è stata introdotta in Europa verso il 1830 (6).

Sono proprio questi abeti a crescere nei luoghi in cui è ambientata la famosa saga di vampiri Twilight, girata tra l’Oregon e lo stato di Washington, zona in cui questa specie, come già detto, è autoctona (9).

Segnalo brevemente altri pregiati esemplari presenti in questo favoloso parco: cedri del Libano (Cedrus libani), salendo lungo il viale d’ingresso si trovano alla vostra sinistra; sequoie giganti (Sequoiadendron giganteum), alla destra della prima curva che si incontra procedendo lungo il viale d’ingresso e nello spazio antistante la villa, anche se l’unica presente in questa zona è stata purtroppo vittima di un fulmine anni or sono. Parenti strette delle sequoie costali (Sequoia sempervirens), queste ultime rappresentano la specie a cui appartengono le 10 piante conosciute più alte al mondo. Proseguendo nella rassegna di specie che si possono incontrare: faggi in varietà (Fagus sylvatica) tra cui imponenti esemplari della varietà ‘Asplenifolia’, ‘Purpurea’ e ‘Pendula’ i quali si possono ammirare nella zona di giardino antistante la villa.

In conclusione, si tratta di uno splendido esempio di giardino inglese, un patrimonio unico che il paese di Bioglio ha la fortuna di ospitare sul proprio territorio.

Il parco è sempre aperto, per cui visitabile in qualunque momento e periodo dell’anno.

Parco di Villa Sella - Mappa Botanica

Parco di Villa Sella – Mappa Botanica

Fonti:

1–    LODARI R., a cura di, 2008. Il Paesaggio ordito – Giardini, Parchi e Ville nel biellese. Biella: Lineadaria.

2-    SORMANO C., 1934. Il parco della “Villa Sella” di Bioglio. In “Illustrazione Biellese”, anno IV, n.5, pp: 21-23.

3-    UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TORINO, 2008. Alberi monumentali del Piemonte. L’artistica editore.

4–    Sito della Regione Piemonte (www.regione.piemonte.it/territorio/dwd/paesaggio/alberiMonumentali.pdf)

5-    FRATUS T., 2011. Le bocche di legno. Guida arborea del Piemonte. Marco Valerio Editore.

6-    BANFI E., CONSOLINO F., 2008. Alberi – Conoscere e riconoscere tutte le specie più diffuse di alberi spontanei e ornamentali. DeAgostini.

7–    DocBi – Centro studi biellesi (www.docbi.it)

8-    FRATUS T., 2013. Manuale del perfetto cercatore d’alberi. Kowalski.

9-    Sito www.lastampa.it, blog “Il cercatore di alberi” di Tiziano Fratus, del 31/12/2012. Un gigante a due passi da Biella. E’ l’abete dei vampiri di Twilight

10- Mappa botanica presente nel parco

Messer Tulipano – Castello di Pralormo

Ogni anno, ad aprile, il Castello di Pralormo apre i cancelli a Messer Tulipano, manifestazione che celebra la primavera con la fioritura di circa 50.000 bulbi. Tulipani e poi narcisi, ranuncoli e violette sono i protagonisti di questo annuale appuntamento.

Il parco è opera di Xavier Kurten (http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=369), paesaggista prussiano giunto in Italia nel 1815 e autore di numerosi lavori. Per questo progetto egli sfruttò la privilegiata posizione del castello dal quale è possibile ammirare l’intero arco alpino. Gli alberi furono quindi piantati a creare cannochiali prospettici, mantenuti nel corso del tempo da una sapiente e accurata potatura. Le aiuole di tulipani sono state disegnate e progettate nel rispetto di questa impostazione facendo attenzione a non alterare il disegno originario del parco, e i bulbi dei tulipani vengono piantati in aiuole di terra riportata, una sorta di cuscino adagiato sul terreno originario proprio per non andare a toccare la struttura del parco.

Il tempo capriccioso di quest’anno ci ha concesso una passeggita di un paio di orette, tra tulipani grondanti acqua e sotto un cielo plumbeo… è stato comunque interessante, la manifestazione ospita anche realizzazioni ad opera di artisti, designers, agricoltori e paesaggisti. Ecco la foto di un belvedere molto carino a mio avviso (anche se la foto non è delle migliori…)

Un "belvedere" realizzato con materiali di recupero dall'artista Walter Visentin (www.waltervisentin.com)

Un “belvedere” realizzato con materiali di recupero dall’artista Walter Visentin (www.waltervisentin.com)

Fonti: